mercoledì 16 agosto 2017

Cristo: Mito o Realtà ? (VI)

(continua da qui)
L'affascinante Eroe-Sofferente
(secondo Ernest Renan)
In Europa nella seconda metà del secolo scorso l'interpretazione di Cristo fu largamente influenzata dal  ritratto di Cristo derivato dallo studioso e scrittore francese Ernest Renan nel suo libro La Vita di Gesù, che fu pubblicato per la prima volta nel 1863. Durante la vita di Renan (egli morì nel 1892) il libro passò attraverso decine di edizioni in lingue diverse, tra cui il russo. Il successo spettacolare del libro è in parte spiegato dal brillante stile letterario dell'autore e in parte dal fatto che Renan fu in grado di creare un ritratto completo e vivido dell'uomo Gesù con tutte le contraddizioni di un'immagine umana vivente. Fu solo più tardi e con molta difficoltà che la letteratura accademica su Cristo fu in grado di liberarsi dall'incantesimo di questa immagine e intraprendere ancora una volta un percorso di ricerca storica oggettiva.

Quando era ancora giovane Renan abbandonò la sua intenzione di prendere i voti e si dedicò alla ricerca. I suoi interessi accademici come storico, comunque, furono intrecciati con l'aspirazione di un artista a ricreare il passato fantasiosamente. In lui lo studioso erudito venne in conflitto non di rado con l 'artista di talento, e non fu sempre lo studioso che ne uscì vittorioso. Così, nella Vita di Gesù è l'artista soggettivo piuttosto che lo studioso imparziale ad avere il sopravvento. Tuttavia, il ritratto di Cristo di Renan rimane significativo se non altro a causa dell'influenza che aveva esercitato a lungo sulle opinioni degli studiosi del campo. Si potrebbe notare che le chiese cristiane di quasi tutte le denominazioni (fatta eccezione per alcuni rami protestanti) denunciarono nettamente il libro. La sua pubblicazione portò ad un coro di proteste contro di esso e il suo autore.  

Questo non è veramente sorprendente. Infatti nel suo resoconto della vita di Gesù Renan rifiuta completamente gli elementi soprannaturali. Non vi è posto per l'immacolata concezione e la resurrezione e l'ascensione di Cristo. Comincia con la nascita di Gesù e termina con la sua morte. Nella sua introduzione alla 13-esima edizione del libro Renan dichiara chiaramente la sua posizione su questa domanda: “Una volta che accettiamo il soprannaturale,  ci collochiamo al di fuori del reame della scienza. Di conseguenza 
vengono tollerate spiegazioni piuttosto non scientifiche, il tipo di spiegazioni che nessun astronomo, fisico, chimico, geologo o fisiologo accetterebbe e che nessun storico dovrebbe a sua volta accettare. Noi rifiutiamo il soprannaturale in base allo stesso motivo per cui rifiutiamo l'esistenza di centauri e ippogrifi: nessuno li ha mai visti. Rifiuto i miracoli che vengono raccontati nei vangeli”. [36]

Dire che si debbano respingere i fenomeni soprannaturali perché nessuno li ha mai visti non suona particolarmente convincente;  ci sono argomenti più seri di quello a favore di un rifiuto del genere. Ma è importante notare qui che Renan cerca di aderire ad un punto di vista razionalista. Filosoficamente la sua posizione è vicina a quella del positivismo.

Così, non è Gesù l'operatore di miracoli che attrasse Renan, che non credeva nei miracoli. Renan era più colpito dalle qualità umane eccezionali che osservò in Cristo e soprattutto dal ruolo colossale che a suo parere Cristo recitò nella Storia. Per Renan l'ascesa del cristianesimo fu l'evento più importante nella Storia del mondo e Gesù Cristo fu il creatore di quell'evento.

Renan non obiettò alla rappresentazione di Gesù come il “Figlio di Dio”. Credeva che una “coscienza universale ha decretato il titolo di Figlio di Dio e ciò con giustizia, dal momento che egli ha avanzato la religione, come nessun altro ha fatto, o probabilmente mai sarà capace di fare”. [37] Ma per apprezzare questo grande uomo e il suo contributo alla Storia dell'umanità, è necessario sbarazzarsi delle tante nozioni sbagliate con cui i missionari e i teologi avevano circondato l'immagine di Cristo, distorcendola come risultato. 

Nell'infinito numero di interpretazioni dell'immagine di Cristo contenute negli scritti di pii cristologisti per un periodo di quasi 2000 anni non c'è il minimo tentativo di stabilire la verità storica.  Per quanto ne erano interessati i cristiani, come notò Renan, la cosa più importante da provare fu che Gesù realizzò tutto ciò che fu detto nei libri dei Profeti e dei Salmi che si pensava fosse correlato al Messia. Per raggiungere questo obiettivo tutti i mezzi furono considerati accettabili. Quindi, i testi dell'Antico Testamento vennero utilizzati per descrivere la vita di Gesù, che fu del tutto arbitraria. Renan fornì molti esempi di questo. E, notò Renan, quando i teologi ebrei sottolinearono che i loro testi dell'Antico Testamento non contenevano nulla di simile a quelli scritti da esegeti cristiani, essi furono accusati di aver distorto i loro testi per pura malvagità. 

Lo stesso Renan non aveva bisogno di simili metodi. Questo non significa che tutti i suoi argomenti poggiano su una base rigorosamente obiettiva. Al contrario, c'è molto in loro che è arbitrario, soggettivo, ipotetico o semplicemente non vero. Per lui, la sua immaginazione artistica forniva una base sufficientemente buona per loro. Così, egli ignorò le narrazioni evangeliche che gli sembrarono implausibili (innanzitutto, le storie sui miracoli e in generale sui fenomeni soprannaturali), e raccolse tutto il resto in un singolo filone di narrazione connessa, riempiendo i buchi o con le sue invenzioni personali oppure semplicemente con una scrittura fine ed elegante. In questo modo egli riuscì a creare un'immagine affascinante di un eroe tragico che visse, soffrì e morì per un'idea che dopo la sua morte conquistò il mondo. Quanto vicino quest'immagine corrisponde con precisione a realtà storiche è un'altra questione, ed esamineremo questo più tardi. 

Secondo Renan, Gesù fu un uomo del suo tempo, influenzato dall'ambiente geografico e storico in cui crebbe e in cui si formò la sua personalità. Egli condivise l'ideologia del suo tempo, ivi comprese le sue illusioni. Non avrebbe potuto avere alcun successo altrimenti. Perché, ha detto Renan, tutte le grandi cose sono realizzate dai popoli, e nessuno può condurre un popolo senza condividerne le idee. Renan suggerì chiaramente che anche se Gesù non credette a tutto ciò che predicava e ricorse alla menzogna all'occasione, questo in alcun modo ci dovrebbe indurre a pensare che egli si fosse compromesso. L'inganno non sempre giocò un ruolo negativo nella Storia: “Niente di grande è stato stabilito che non riposi su una leggenda”. [38]

L'errore qui risiede nell'uomo stesso che vuole essere ingannato. Questo è particolarmente vero dei popoli dell'antico Oriente, secondo Renan. Essi avevano nozioni di verità e di menzogna  completamente diverse da quelle tenute dagli europei. Renan scrive: “Onestà ed impostura sono parole che, nelle nostre rigide coscienze, sono opposte come due termini inconciliabili. Nell'Oriente, essi sono connessi da innumerevoli sottili legami e avvolgimenti.... La verità letterale ha poco valore per l'orientale; egli vede ogni cosa attraverso il filtro delle sue idee, dei suoi interessi e delle sue passioni”. [39] Da questo punto di vista si può attribuire un comportamento che non è sempre corretto o sincero a Gesù senza gettare un'ombra alcuna sulla sua immagine morale. 

Questo è l'approccio di Renan alle storie evangeliche dei miracoli eseguiti da Gesù. Renan ammette che quelle storie contengono molte leggende che emersero più tardi fra i credenti e furono prodotti della loro mitica immaginazione. Ma egli non esclude la possibilità che alcune delle leggende corrisposero ad eventi che si verificarono realmente. È impossibile in questo caso distinguere tra leggenda ed eventi reali. Ma se la descrizione dei miracoli porebbe essere “vera”, ciò non dimostra che gli eventi soprannaturali descritti accaddero realmente; è piuttosto il caso di un Gesù  che acconsente a recitare un “ruolo attivo” in alcuni dei miracoli. Ciò che Renan sta ovviamente tentando di fare qui è rendere più “accettabile” il pensiero che Gesù a volte accettò di fingere di aver operato un miracolo utilizzando mezzi che, dal nostro punto di vista, non sono strettamente onesti. 

Ma cosa doveva fare Gesù, esclama Renan , se al suo tempo i miracoli venissero considerati un segno inconfondibile di divinità e il simbolo di un vero profeta? Gesù fu affrontato da un dilemma: avrebbe dovuto o abbandonare la sua missione oppure diventare un operatore di miracoli. Egli scelse quest'ultima opzione. Così, Gesù cedette soltanto alla pressione del tempo in cui visse. Divenne un operatore di miracoli ed esorcista contro la sua volontà. 

Ma Gesù stesso piuttosto prontamente cedette a questa pressione. Contraddicendosi chiaramente Renan dichiara che Gesù non solo credette nei miracoli che operò, ma non ebbe la più pallida idea dell'ordine naturale delle cose e delle sue leggi; Gesù non ne sapeva più su questi argomenti dei suoi contemporanei. Egli pensava al pari di loro circa i miracoli, Dio, il diavolo, gli angeli e gli spiriti maligni. A questo riguardo Gesù non era diverso dai suoi contemporanei. [40] Qui si potrebbe notare una certa combinazione di inganno e di auto-inganno che, secondo Renan, è una caratteristica generale della maggior parte delle religioni. Nel caso di Gesù, l'auto-inganno fu incoraggiato anche dal fatto che egli era effettivamente in grado di operare miracoli in alcune occasioni, vale a dire, nella guarigione dei malati. La stessa personalità del medico e dei metodi da lui usati, dice Renan, può avere un'influenza benefica sul sistema nervoso di un paziente. A volte un solo tocco del paziente da qualcuno speciale vale più di tutte le medicine che può offrire una farmacia. Nel caso di Gesù “il semplice piacere di vederlo guarisce”. [41]

Una simile influenza è particolarmente forte quando i pazienti soffrono di malattie nervose, che in epoca antica furono considerate una conseguenza della possessione diavolica del corpo del paziente. Lo schock nervoso che proveniva dal tocco di qualcuno famoso per essere un guaritore poteva curare uno che era così posseduto. E questo poteva rafforzare la fede di Gesù in sé stesso come qualcuno speciale e incoraggiarlo a continuare la pratica dell'esecuzione di miracoli. 

Come raffigurato da Renan Gesù fu un uomo del suo tempo nella sua natura personale. Da vero galileo, a differenza degli ebrei, egli non fece mai mostra della sua pietà e della sua onestà morale. “Egli non rifuggiva dal piacere; si precipitava senza esitazione a feste nuziali”. [42] Gesù fu un uomo semplice, allegro e gentile, un uomo del popolo. Non aveva niente dell'alterigia dei sadducei o dell'ipocrisia dei farisei. In qualche modo egli era di cuore luminoso  e libero da vanità, come tutti gli abitanti di aree fertili con clima dolce e la Galilea, la patria di Gesù, fu un posto simile. 

Renan tenta persino di spiegare l'attitudine di Gesù al lavoro (
Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro”, Matteo 6:28-29), riferendosi agli effetti del clima sulla visione generale di Gesù: “Il lavoro in climi di questo tipo appare inutile; ciò che offre non è uguale a ciò che costa.... Questo disprezzo, che, quando non è causato da pigrizia, contribuisce notevolmente all'elevazione dell'anima, ispirò Gesù con alcuni affascinanti apologhi: 'Non accumulatevi tesori sulla terra'”. [43

Essendo un uomo semplice, Gesù non fu particolarmente ben istruito. Non conosceva il greco, ampiamente usato dall'elite ellenizzata sadducea o nella letteratura greca. Inoltre, Renan pensa che Gesù non fosse ben versato nella “Legge” ebraica e fosse molto lontano dalla scuola rabbinica che stava anche allora cominciando a impegnarsi in una casistica scolastica, dalla quale più tardi emerse il Talmud. Ma ecco una delle sfaccettature importanti della personalità di Gesù: la sua mente aveva conservato quella fresca rozzezza che normalmente si allontana nel corso di una prolungata istruzione. Tuttavia, la mancanza di una buona istruzione e di una formazione teologica risultò essere un ostacolo all'opera di Gesù come predicatore. 

La natura aveva dotato Gesù di spirito, di un sacco di talenti e dell'abilità di un brillante conversatore. Ma ciò non era sufficiente per qualcuno che intraprende la carriera di un predicatore. Quando Gesù cominciò a predicare ad un vasto pubblico, fu obbligato a diventare un polemista, un giurista, un esegeta e un teologo. Dovette partecipare a discussioni rumorose, in interminabili dispute scolastiche. Renan si rammarica al vedere il suo eroe cadere in una simile situazione. Anche quando Gesù procedeva dalla difesa all'attacco, non fu sempre al suo meglio: “Noi avremmo preferito non vederlo a volte recitare la parte dell'aggressore”. [44]

Le innate abilità di Gesù talvolta gli permisero di emergere vittorioso da una situazione difficile, anche se Renan non è particolarmente impressionato dalla logica degli argomenti di Gesù in questi casi, che fu debole. Tuttavia, in talune occasioni, la gestione di Gesù di una situazione difficile fu brillante. Renan cita come esempio la risposta di Gesù a quella folla che avrebbe voluto sapere cosa dovevano fare con una donna colta in adulterio. La risposta fu una risposta astuta e, allo stesso tempo, una risposta perspicace: “Chi è senza peccato, scagli la prima pietra” (Giovanni 8:7). 

Il predicatore della nuova religione fu un uomo gentile e amichevole. “La sua predicazione”, scrive Renan, “fu gentile e piacevole, respirando la natura e il profumo dei campi. Amava i fiori e prese da loro le sue lezioni più affascinanti. Gli uccelli del cielo, il mare, le montagne e i giochi dei bambini fornirono a loro volta la materia delle sue istruzioni”. [45] Con la sua morbidezza e fascino e il suo bell'aspetto, come Renan lo immaginò, Gesù fu un uomo attraente, specialmente alle donne. Ma quando la situazione lo richiedeva, poteva essere severo e imperioso. Di solito mite nelle sue maniere, egli diventò trasformato alla minima opposizione. Allora la sua naturale dolcezza lo lasciava e la sua severità ispirava paura perfino negli apostoli.

Renan è deliziato dalla maniera sarcastica con cui Gesù devastava i suoi nemici: “Capolavori di fine burla, i loro aspetti sono scritti in righe di fuoco sulla carne dell'ipocrita e del falso devoto. Tratti incomparabili, degni di un figlio di Dio! Un dio solo sa come come uccidere secondo questa maniera, Socrate e Molière toccavano solamente la pelle. Egli veicolava fuoco e rabbia fino al midollo”. [46] Chiaramente Renan sta esagerando qui. Ci sono solo un pò di passi nei vangeli che suggeriscono la brillantezza del sarcasmo di Gesù sul quale Renan ripone una così alta stima. Quali scopi perseguì l'eroe di Renan con tutte le sue straordinarie qualità mentali e caratteriali? 

Gesù fu il fondatore di una nuova religione, anche se fu basata sull'ebraismo. Egli fu un ebreo eppure non un ebreo. L'ebraismo era destinato ai “figli di Abramo”. Ma Gesù disse che tutti gli uomini buoni che lo seguivano, a prescindere dalla loro nazionalità, diventavano i figli di Abramo  “Egli proclamò i diritti degli uomini, non i diritti dell'ebreo; la religione dell'uomo, non la religione dell'ebreo; la liberazione dell'uomo, e non la liberazione dell'ebreo”, dichiara Renan. [47] All'interno dell'ebraismo e della società ebraica ci sono stati numerosi tentativi di risvegliare le masse al servizio delle nuove dottrine religiose e politiche, ma nessuna di loro fu quasi altrettanto radicale quanto le idee di Gesù. Tutti quei tentativi furono fatti nel nome della “Legge” ebraica. Gesù fu il primo uomo ad opporvisi.

La nuova religione fu “una religione pura, senza forme, senza tempio e senza preti”. [48] Renan distingue due aspetti di questa religione, e le sue attitudini verso di loro sono piuttosto diverse.

Da una parte, c'è la Rivelazione, la predizione che la fine del mondo fosse vicina, la chiamata al ravvedimento in attesa del Giorno del Giudizio. Questa è un'“idea falsa, fredda ed impossibile”. [49] Dall'altra parte, c'è il “Discorso della Montagna, l'apoteosi del debole, l'amore delle persone, il rispetto dei poveri e il ristabilimento di tutto ciò che è umile, vero e semplice”. [50] Renan si sentì profondamente attirato verso questo aspetto degli insegnamenti di Gesù. E lui ammirò grandemente il modo in cui Cristo fece conoscere la sua dottrina morale al mondo: lo fece “come un artista incomparabile”. E dovremmo “perdonargli la sua speranza di una vana apocalisse e di una seconda venuta in gran trionfo sulle nubi del cielo”. [51] Non è la cosa più importante negli insegnamenti di Cristo: ciò che è importante è una dottrina morale vivificante che è legata a certe visioni sociali.

Ma quando si tratta di descrivere questa dottrina, Renan, che di solito è articolato e perfino verboso, diventa piuttosto laconico. Qual è il messaggio sociale degli insegnamenti di Gesù? La risposta di Renan è: “Puro Ebionismo — cioè la dottrina che solo i poveri (ebionim) saranno salvati, che il regno di poveri si sta avvicinando....”. [52]  Salvati in che senso? E da cosa, dai tormenti dell'inferno o dalle sofferenze sulla terra causate da ingiustizia sociale? Apparentemente da quest'ultime. Così, lo scopo di Gesù fu quello di provocare un miglioramento radicale della vita dei poveri e degli oppressi. Ma, come presentato da Renan, con tutto il suo talento nel gonfiare il più pallido indizio in un'intera concezione, il programma sociale di Cristo sembra piuttosto inadeguato. 

Da portavoce e leader dei poveri, Cristo si oppose naturalmente alla diseguaglianza sociale, alla dominazione economica e politica dei ricchi. Tentò di distruggere la ricchezza e il potere. Egli fu contro qualsiasi tipo di potere e in questo senso fu un anarchico. Per lui, qualsiasi ufficiale era un nemico naturale del popolo di Dio e un governo civile non era altro che abuso di potere. In un certo senso l'attitudine negativa di Cristo all'autorità secolare era dovuta alla sua scarsa istruzione dal momento che fu “uno di quelli uomini che non avevano nessun'idea della politica”. [53] Ancora, il fatto rimane che Gesù fosse contro qualunque tipo di autorità.

Ma a dispetto di una simile attitudine verso i poteri del tempo, Cristo non tentò di rovesciare le autorità esistenti. Disse ai suoi discepoli che egli sarebbe stato perseguitato e torturato, ma non pensò mai di ricorrere ad una resistenza armata. Aveva un approccio analogamente passivo verso l'ordine sociale esistente. “... Egli non manifesta mai alcun desiderio di porsi al posto dei ricchi e dei potenti”, ed egli non disse ai poveri che lo seguivano di impadronirsi delle proprietà dei ricchi. [54] Perché? Renan non è molto chiaro su questo punto; infatti egli tenta di ignorare quell'aspetto degli insegnamenti di Gesù che è connesso all'idea dell'apocalisse, per la quale, come egli ci dice, il fondatore del cristianesimo deve essere perdonato. Gesù non prestò nessuna attenzione alle lusinghe di questo mondo e al potere mondiale perché le considerava non importanti e vane in vista dell'imminente fine del mondo che era inevitabile. 

Tuttavia, Gesù non fu sempre coerente nel suo approccio all'autorità secolare. Per esempio, egli disse: “Rendete a Cesare quel che è di Cesare” (Matteo 22:21). Per quanto riguarda la ricchezza dei padroni di schiavi, possiamo trovare nei vangeli un buon numero di parabole e affermazioni in cui tale ricchezza è considerata piuttosto legittima. Anche su questo punto, Renan è unilaterale e non riesce ad essere oggettivo.

Renan tentò, anche se senza molto successo, di unificare in un solo corpo gli insegnamenti di Cristo esposti nei vangeli. E in questo tentativo, per dargli il suo dovuto, Renan non semplificò il ritratto psicologico delle sofferenze e dei sentimenti di Gesù durante la sua breve esistenza sulla terra.

Appena la predicazione di Gesù cominciò ad attirare sempre più persone, egli si ritrovò in una posizione sempre più difficile. Non sapeva cosa fare con le folle di persone che erano pronte ad andare dovunque volesse condurli. Presto cessò di essere padrone della situazione. “Trascinato da questa inquietante progressione di entusiasmo”, scrive Renan, “e dominato dalle necessità di una predicazione che diventa di giorno in giorno più esaltata, Gesù non fu più libero; egli apparteneva alla sua missione e, in un certo senso, all'umanità”. [55] Gesù dovette nuotare con la corrente che lo trascinava.

La lotta nello spirito di Gesù tra due principi, un apocalittico e uno mondano, che si rifletteva nel suo comportamento, terminò con la vittoria del primo. E ciò non significava resistenza e lotta, ma martirio. Realizzando il quale, Gesù passò attraverso una crisi spirituale. Nelle parole di Renan: “A volte si sarebbe detto che la sua ragione fosse disturbata. I suoi discepoli a volte lo ritennero pazzo. I suoi nemici lo dichiararono posseduto. Soffrì di grande angoscia mentale e agitazione. La grande visione del regno di Dio, brillando davanti ai suoi occhi, lo smarrì”.  [56] E finalmente fece la sua decisione — sarebbe andato incontro alla sua morte.

Questa decisione, secondo Renan, comportò una svolta nel suo comportamento. Da quel momento in poi ogni esitazione, ogni manovra tattica cessò. “Di qui in avanti vediamo Gesù interamente sé stesso; la sua natura rivelata. Le sottigliezze della polemica, la credulità del taumaturgo e dell'esorcista sono dimenticate. Vi rimane soltanto l'ineguagliabile eroe della Passione”. [57]

Qui ancora una volta Renan interpreta piuttosto arbitrariamente le narrazioni evangeliche. Perché “l'incomparabile eroe della Passione” apparve piuttosto codardo al momento critico. Vero, Renan osserva che ad un certo punto Gesù fu travolto da paura e dubbio e fu in uno stato di debolezza, peggiore della morte stessa. Ma, dice Renan, quel momento sopraggiunse prima che Cristo fece l'ironica decisione di “andare fino in fondo”. Dopodichè Cristo non esitò mai.

In generale Renan creò un ritratto impressionante e psicologico piuttosto complesso di un uomo che visse un'esistenza tragica, e di un uomo davvero eccezionale, anche.   Infatti il Gesù di Renan possedeva un'aura di grandezza, e le passioni, le contraddizioni e le debolezze puramente umane inerenti alla sua personalità furono anche in grande misura. Il ritratto del Gesù di Renan è psicologicamente plausibile. In qualche misura esso è anche un argomento plausibile, anche se i critici quasi all'unanimità rimproverarono Renan per aver ritratto Gesù secondo la sua concezione di un parigino del Secondo Impero: impetuoso e sentimentale, elegante e spiritoso e non molto coerente nelle sue parole e nelle sue parole. Ma è innegabile che Renan avesse fatto un reale sforzo per vedere Gesù rispetto allo sfondo storico e geografico del suo tempo.

La cosa più importante del ritratto del Gesù di Renan è che è in larga misura basato sulla fantasia artistica di uno scrittore di talento piuttosto che sulle testimonianze obiettive di documenti storici.

NOTE

[36] Ernest Renan, Vie de Jésus, Parigi, 1974, Préface de la troisième édition, pag. 38.

[37] Ernest Renan, The Life of Jesus, New York, 1963, pag. 79-80.

[38] Ibid., pag. 247.

[39] Ibid., pag. 246-247.

[40] ibid., pag. 249.

[41] Ibid., pag. 252.

[42] Ibid., pag. 201.

[43] Ibid., pag. 187.

[44] Ibid., pag. 311.

[45] ibid., pag. 186.

[46] Ibid., pag. 304.

[47] Ibid., pag. 225-226.

[48] Ibid., pag. 269.

[50] Ibid., pag. 268.

[51] Ibid., pag. 268.

[52] Ibid., pag. 195.

[53] Ibid., pag. 158.

[54] Ibidem.

[55] Ibid., pag. 292-293.

[56] Ibid., pag. 293.

[57] Ibid., pag. 335.