martedì 17 ottobre 2017

Un'Analisi delle Origini Cristiane (LXIII) — Note Supplementari

(Questo è l'epilogo della traduzione italiana di un libro del miticista Georges Ory, «Analyse des origines chrétiennes». Per leggere il testo precedente, segui questo link)






Indice










I primi cristiani non sapevano deiDodici Apostoli”.







































Note Supplementari


Note Supplementari

Pagina 24 ― Origene scrisse sul soggetto della Parabola del Buon Samaritano: “Secondo il commento di un antico, che voleva interpretare la parabola, l’uomo che discendeva rappresenta Adamo, Gerusalemme il paradiso, Gerico il mondo, i briganti le potenze nemiche, il sacerdote la Legge, il levita i profeti, il Samaritano il Cristo” (Omelia su Luca 34), e “Se un Israele esiste nel mondo spirituale e in una città di Gerusalemme in cielo, ne segue che le città d'Israele avrebbero la Gerusalemme celeste come loro capitale, ed è in questo senso che comprendiamo tutto ciò circa la Giudea che crediamo fu pronunciato dai profeti nelle loro storie misteriose”.L'esatta citazione di Eracleone che ripetiamo è questa: “Cafarnao, significa le parti più infime del mondo, il regno materiale in cui egli discese. E poiché il luogo gli era alieno, non è stato riferito né che egli vi avesse fatto qualcosa e neppure che vi avesse detto qualcosa”. (Origene, che recita questo passo, aggiunge,  In questo luogo, vedi se non è necessario ascoltare, attraverso i fratelli di Gesù, i poteri che discesero con lui e che non furono invitati alla festa nuziale…”).
La geografia celeste di Origene utilizza 1 Enoc come una della sue fonti. Egli scrive (
Omelia su Numeri):  “le cose descritte nella Legge come realtà terrene sono ombre dei beni celesti ... l'eredità di quella terra in Giudea, che è chiamata Terra Santa e terra buona, è immagine dei beni celesti... ” Si veda nello stesso senso l'epistola agli Ebrei 8:5.  Come in Giudea tutti i luoghi hanno nomi, forse ci saranno grandi differenze tra luoghi nelle regioni celesti ... forse non solo i punti cardinali, ma le stelle e tutti i corpi celesti hanno nomi. Su questi nomi, il testo chiamato Libro di Enoc contiene numerosi dettagli segreti e misteriosi (Origene 28).
Naasseni credevano che la Gerusalemme che sta in basso fosse non la città situata “in Fenicia, bensì il perituro mondo inferiore a cui si opponeva la Gerusalemme in alto” (Ippolito, Confutazione di tutte le eresie 5). Anche Babilonia ed Egitto furono luoghi simbolici. Le dodici tribù erano le dodici nature delle anime.
Pagina 44 ― Loisy ci rammenta (Hist. et Mythe, pag. 25) che il nome Isaia “è esattamente lo stesso, nel significato e composizione, di quello di Gesù o Giosuè, dato che i due nomi differiscono solo per la distribuzione delle loro componenti. Giosuè = Yahweh salva; Isaia = salva Yahweh”. E Giustino mostra (Dial. 113) che Gesù è la stessa persona che apparve e parlò a Mosè, ad Abramo, e agli altri patriarchi.
Gesù è un nome ebraico ― Iesous nella sua forma greca, e più tardi latinizzato ― che non fu mai utilizzato nella sua forma ebraica per designare il “fondatore” del cristianesimo. È quasi una traduzione in greco di una parola ebraica che significa “Salvatore”. È lo stesso nome come Giasone ed Osea. Attorno al 250 A.E.C., la Septuaginta chiamò Giosuè “Gesù”; egli fu il Principe della Presenza, l'Angelo, il Metatrone che rassomigliava al Logos (si veda Cahier Renan Numero 19).
Pagina 46 ― Ben prima di Clemente di Alessandria, San Tommaso, uno scettico, pensò la stessa cosa; ma un copista decise di convertirlo e inserì questa conversione immaginaria nel capitolo 20 del quarto vangelo, il solo che menziona l'episodio.Pagina 48. ― In modo simile, durante l'età classica, Creta aveva storie circa l'infanzia di Zeus e la sua giovinezza amorosa, e la sua tomba poteva essere vista sul Monte Iuktas.Pagina 52 ― Epifanio (Pan. 2914) ci dice che Giovanni il Battista e Giacomo, fratello del Signore, furono nazareni, e Ippolito (Haer. 29.6) dichiara: I primi cristiani non si chiamavano Nazareni, perché l'eresia nazarena esisteva prima di Cristo e non lo conosceva. Noi potremo apprezzare come quest'“eresia” precedeva ogni dogma. Inoltre, la maggior parte dei filologi hanno concluso che la forma impiegata da Matteo (2:23) non poteva significare “di Nazaret”.
Il fatto che la storia evangelica di Gesù è ridotta ad una nascita e ad una morte potrebbe suggerire che le due storie non siano circa la stessa persona. Il contrasto è grande in effetti tra il giovane dio con una vita piena di promessa e l'adulto crocifisso ignominiosamente. Sia il dio-bambino che il dio crocifisso sono noti dalla storia delle religioni, e sono divinità diverse; si veda Bulletin Renan Numero 37.
Pagina 54 ― Si potrebbe osservare, quando si leggono le storie della Passione presentate nei vangeli, che né Pilato, né Erode, e neppure il Sinedrio condannano realmente Gesù. I motivi della sua presunta condanna sono contradditori e inconcepibili (si veda Cahier Renan Numero 100). Inoltre, la critica moderna ha identificato parecchi strati e interpolazioni nei testi della Passione.
Pagina 62 ― Si possono anche ritrovare allusioni a quei due Gesù:
― nelle epistole di Paolo, che confermano la fabbricazione di due vangeli davvero diversi.
― in Giustino, il quale sa che alcuni ebrei credono in un Cristo celeste, non-umano.
― in Ireneo, il quale sa che per alcuni, il Cristo e Gesù sono due individui diversi.
― in Tertulliano, il quale ci rammenta che Marcione asserì che ci fossero due Cristi ― uno celeste, l'altro terreno.
Pagina 73. ― Il dio Tammuz fu l'oggetto di lamentazioni annuali. La sua statua sarebbe stata pulita, profumata, e lavata prima della sua morte. Si celebrava la sua resurrezione. Maschi e femmine piangenti rappresentavano i morti, che si credeva salissero al cielo con lui. Allo stesso modo, il rinnovamento della Passione di Osiride è imitata con le sue statue; egli veniva rappresentato a volte nella forma di un crocifisso.

Interpolazioni e falsificazioni. ― Nel linguaggio di oggi, un'interpolazione è l'inserzione in un testo di passi che gli sono estranei. Questo processo è stato usato fin da Omero, e produsse strani effetti. Quella è la ragione per cui i famosi  “libri dei morti” dell'Egitto sono il risultato di vaste interpolazioni con lo scopo (che fu raggiunto) di permettere perfino al mortale più umile di beneficiare dei rituali fino ad allora riservati a membri deceduti della famiglia reale. Le interpolazioni del Nuovo Testamento stabilirono il cristianesimo mediante la fusione del mito di un dio con la leggenda di un messia umano in precedenza sconosciuto.
Parlando di frodi letterarie, dovremmo menzionare la Carta Dominica (Lettre du Christ tombée du ciel) di cui Cristo è il preteso autore; il Carteggio di Paolo e Seneca; la Donazione di Costantino, fabbricata secoli dopo la morte di quell'imperatore; il Liber de Duplici martyrio, pubblicato nel quarto volume di Patrologie de Migne sotto il nome di San Cipriano e il cui autore fu Erasmo; la Lettera da Papa Anastasio a Clodoveo, scritta nel 17-esimo secolo dall'oratore Jérôme Vignier; La donazione del patrimonio reale di Issy all'abbazia di  Saint-Vincent-et-Sainte-Croix, firmata da Childeberto I e datata al 558 ma in realtà l'opera dei monaci di questa abbazia, che era poi divenuta l'abbazia di Saint-Germain-des-Prés; e il falso Diploma di Dagoberto creato da un monaco per concedere un'immunità all'Abbazia di Saint-Denis. Quelle frodi sono riconosciute da studiosi cattolici critici.